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Rider, è lavoro autonomo o lavoro subordinato?

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Il nostro punto di vista

Alla luce dei nuovi eventi come l’accordo tra il governo spagnolo e sindacati, e l’ultima sentenza della Procura di Milano, ci troviamo a dover prendere una decisione che avrà inevitabilmente un impatto sugli sviluppi della nostra azienda e sui nostri rider che fino ad oggi sono stati inquadrati come lavoratori autonomi.

Cosa faremo insieme ai nostri rider

Ci confrontiamo con i nostri rider ogni giorno, essere un’azienda molto piccola ci da la possibilità di conoscerli personalmente e dialogare apertamente sulle esigenze e le aspettative di entrambe le parti chiamate in causa. Stiamo ragionando insieme a loro sulla strada da intraprendere per individuare una soluzione condivisa da entrambe le parti. E proprio da questo confronto è nata la voglia di costruire un rapporto di collaborazione franco e trasparente. 

Proveremo a rispettare e mantenere questo confronto anche ora che ci stiamo misurando con la crescita in altre città. E per ogni città, i rider potranno eleggere fino ad un massimo di tre rappresentanti che possano essere i portavoce delle loro necessità.

Sono proprio i rider a chiederci di poter scegliere tra lavoro autonomo o lavoro subordinato,  e vorremmo lasciare aperte entrambe le opzioni, compatibilmente con le necessità dell’azienda ed i vincoli normativi.

Chi sono i nostri rider

Studenti, ricercatori, disoccupati in cerca di una nuova occasione, una moltitudine di categorie, con necessità ed aspirazioni differenti. Per la maggior parte di loro fare il rider è un lavoro occasionale e momentaneo, per altri invece potrebbe realmente essere un’occasione di riconversione e di impiego a tempo pieno. Alcuni cercano stabilità, tutele e guadagni costanti nel tempo, altri invece vorrebbero mantenere maggiore flessibilità, ma guadagnare di più a parità di tempo lavorato per poi dedicarsi alle proprie aspirazioni.

Probabilmente se un tempo fare il rider veniva visto come un semplice lavoretto per arrotondare, oggi forse per alcuni potrebbe effettivamente diventare un lavoro stabile.

Il paradosso è che oggi  in Italia ci troviamo addirittura tra due fuochi:

I rider che protestano per mantenere il lavoro autonomo, e quelli che invece protestano per ottenere il lavoro subordinato.

Possiamo inquadrare tutti i nostri rider con il lavoro subordinato?

No, anche se ci piacerebbe farlo perché entro certi limiti il modello di business potrebbe reggere.  

Con tutto il rispetto per i sindacati e per il lavoro subordinato, la cosa più importante è la sostenibilità economica di un business soprattutto se si fa affidamento sui propri mezzi finanziari. 

Potrà sembrare banale, ma senza impresa non c’è lavoro.

D’altra parte se un colosso come Just Eat ha previsto un’assunzione graduale dei propri rider è evidente che dietro certe scelte c’è anche il tema della sostenibilità di un modello, oltre che la pura redditività. Just Eat, oggi accompagnata da Take-away.com è un’azienda quotata in borsa.

Tuttavia, se la linea governativa sarà quella dell’obbligo di assunzione per tutti, probabilmente tra le diverse opzioni sul tavolo ci sarà anche quella di sospendere l’attività.

Perché siamo partiti con il lavoro autonomo

Senza girarci troppo intorno, perché è la formula più flessibile e sostenibile per chi come noi sta sperimentando un nuovo servizio e validando un nuovo modello di business.

Siamo una realtà microscopica, partiti negli ultimi 10 mesi nel mercato della consegna a domicilio, siamo riusciti a ritagliarci un piccolo spazio nella nostra città, Lecce, attivando poi due sperimentazioni a Roma e Milano. Fino ad ora ci siamo autofinanziati, e quando puoi fare affidamento solo sulle tue risorse, è fondamentale individuare un livello minimo di sostenibilità economica per tenere in piedi e dare continuità a tutta l’organizzazione.

Per la linea di business Delivery by Zemove, i nostri collaboratori sono principalmente i rider, una parte importante e fondamentale del servizio finale, ma di certo non l’unica voce di costo per chi sta investendo in una nuova impresa.

Abbiamo quindi pensato ad una formula che da una parte soddisfacesse le nostre esigenze di start-up riducendo l’esposizione finanziaria ed i rischi normativi. Dall’altra, una proposta remunerativa, contrattuale e organizzativa interessante per i nostri rider, seppur priva delle tipiche tutele previste dal lavoro subordinato.

Se dal giorno zero l’unica opzione fosse stata il lavoro subordinato, probabilmente la nostra idea sarebbe morta prima ancora di nascere.

Vantaggi e svantaggi del lavoro autonomo

Per l’azienda il vantaggio principale è quello di poter reclutare molto velocemente delle risorse con delle formule retributive miste. Così è possibile coprire turni di lavoro ad altissima domanda (mettendo più rider in servizio) compensando i turni con domanda molto bassa (mettendone di meno). L’azienda contiene le perdite nei turni a bassa domanda trasformando i costi fissi in costi variabili, perché non dovrà garantire un tetto minimo di ore ai propri collaboratori.

Il principale svantaggio per l’azienda è che sarà il rider a decidere se e quando lavorare, senza obbligo di prestazione d’opera. Per l’azienda significa andare incontro ad un elevato turnover e non avere la garanzia di una copertura totale sui turni. Infatti capita spesso che il rider abbandona un turno di lavoro nelle 24 ore che lo precedono con un danno sia per l’azienda sia per i colleghi che lo avrebbero potuto sostituire con un maggior preavviso.

Ed è proprio la flessibilità il vantaggio maggiore per il rider. E’ lui che decide per chi, quando e per quanto tempo lavorare. Essendo il rider un fornitore di servizi, può lavorare con più piattaforme, ad esempio alcuni rider in certi giorni lavorano per noi, in altri per altre piattaforme, oppure la mattina con noi e la sera con altri. Alcuni addirittura lavorano contemporaneamente per più piattaforme nello stesso turno di lavoro.

Ovviamente ogni piattaforma ha il suo modello retributivo e le sue logiche di funzionamento come ad esempio il free-login lanciato nei mesi scorsi da Deliveroo.

Tra gli svantaggi per i rider, vi sono proprio la poca stabilità e le tutele. Il rider dovrà procacciarsi i clienti, iscrivendosi quindi ad una o più piattaforme, senza avere garanzie su turni lavorativi o ordini gestiti, retribuzioni di ferie, permessi straordinari o malattie.

Con il lavoro autonomo, alcuni rider decidono di aprirsi la partita iva utilizzando il regime forfettario che risulta essere particolarmente vantaggioso. D’altra parte è come se fossero dei lavoratori in proprio.

Quanto guadagnano i nostri rider con il lavoro autonomo

Fin dall’inizio, nel definire i compensi dei nostri collaboratori, siamo partiti dal presupposto che fosse necessario riconoscere un rimborso orario indipendente dal numero di consegne. Quindi il rimborso orario è la base, alla quale si sommano degli incentivi per le consegne completate nel mese di riferimento.

Oggi la paga oraria media lorda è di circa 9,00€, i collaboratori più bravi riescono a guadagnare fino a 12€, oltre le mance che restano interamente al rider. Questo è stato possibile grazie al nostro modello organizzativo che consente una distribuzione equa dei turni di lavoro, un modello che non si basa solo sul grado di anzianità, di affidabilità e di performance.

Guardandoci intorno, ci sembra una paga dignitosa per quello che oggi è ancora considerato un lavoro extra e che spesso nelle forme più gravi, viene mal retribuito con proposte di lavoro in nero.

Perché introdurremo “anche” il lavoro subordinato

Da una parte perché gira e rigira è solo una questione di tempo, ma alla fine il modello sarà imposto dall’alto a vantaggio perlopiù di chi se lo potrà permettere. In tutta sincerità quella di oggi ci sembra una battaglia un po’ anacronistica visto che in un futuro non troppo lontano, “quelli che se lo potranno permettere” invieranno qualsiasi cosa con i droni o con i robot, alla faccia del lavoro subordinato e delle lotte sindacali.

Tuttavia introdurremo “anche” il lavoro subordinato perché innanzitutto abbiamo raggiunto una dimensione minima che ci consente di valutare questa opzione. 

In secondo luogo perché ci stavamo già ragionando per alcuni collaboratori che hanno dimostrato di poter fare molto di più all’interno della nostra organizzazione. Inoltre, con i rider inquadrati come dipendenti possiamo migliorare la pianificazione e la gestione dei turni di lavoro.

Infine, perché crediamo che a lungo termine questa possa diventare un vero e proprio lavoro a tempo pieno con turni di almeno 6 ore giornaliere, e quindi la possibilità di offrire anche maggiori tutele.

Tutto questo con la consapevolezza che un giorno non troppo lontano, questa mansione sarà sostituita dai robot.

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